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venerd́ 01 agosto 2008
DOPO IL CONGRESSO

 

L'affermazione di Paolo Ferrero ha segnato il termine della fase congressuale di Rifondazione consegnandoci un partito lacerato dalle divisioni e dalle prospettive, come tutti sapete la mozione di Vendola aveva raggiunto il 47,3 % nonostante l'annullamento di 1500 voti, Ferrero è riuscito a diventare segretario grazie alla convergenza sul suo nome di tutte le altre minoranze unite sostanzialmente dal rifiuto di un’ipotesi di rinnovamento piuttosto che da un’idea che fosse sul “che fare”, “come farlo” e “con chi farlo”.

In presenza di una crisi economica incalzante e di una ridefinizione dei meccanismi di comando del capitale nel mondo, meccanismi che in molti luoghi vengono scossi da cicli di lotta e di insubordinazione, assistiamo ad una particolare declinazione di queste dinamiche nella variante italiana di questo modello.

Il conflitto a bassa intensità che nei giorni del G8 raggiunse il suo apice ha visto con le elezioni dello scorso aprile la chiusura di una fase, una fase che si è chiusa con la vittoria delle destre, più ancora che alle elezioni, nella società e nel senso comune, non è un artifizio retorico evocare lo spettro di un nuovo fascismo, certo non stiamo parlando di una marcia su Roma che chiude come nel '22 la guerra civile seguita al biennio rosso, non andiamo davanti alle fabbriche a distribuire volantini con la definizione che ne diede il XIII plenum della III Internazionale: < il fascismo è una dittatura terroristica aperta degli elementi più reazionari, più sciovinisti, più imperialisti del capitale finanziario >.

Eppure ci sono chiari elementi che evidenziano pratiche antidemocratiche di un esecutivo forte appoggiato da una base di massa, il continuo ricorso a retoriche nazional patriottarde, la guerra che stiamo conducendo in Afghanistan, l'introduzione di norme che prevedono una legislazione differenziata per alcune categorie di persone come i Rom o l'internamento nei CPT dei migranti senza documenti, l'elenco potrebbe continuare con l'elevazione della precarietà a status di ordinaria normalità, oggi per molti tendenzialmente per tutti domani, la guerra contro i poveri e contro le classi pericolose viene condotta sotto il rispetto formale della Costituzione 'nata dalla Resistenza', calpestata ogni giorno in ogni sua parte.

Una parte di queste politiche portano la responsabilità dei governi di centro sinistra che ci sono stati in Italia, la guerra alla Serbia, il pacchetto Treu, la legge Turco -Napolitano, l'ampliamento della base di Vicenza, la TAV in Val di Susa, la repressione di Napoli nel marzo 2001 sono cose che ha fatto il centro sinistra e in alcuni di questi governi c'erano dei ministri di Rifondazione, dei comunisti italiani e dei verdi.

In particolare Rifondazione dopo il congresso di Venezia ha scelto di rompere con i movimenti ed in particolare con i Disobbedienti scommettendo sulla propria capacità di rendere l'esecutivo di Romano Prodi 'permeabile' alle istanze espresse da cinque anni di opposizione alle politiche neoliberiste del governo Berlusconi, un esempio concreto di questa 'permeabilità' lo abbiamo visto quando a Genova siamo riusciti a far modificare lo statuto del Comune e dare il diritto di voto agli immigrati: il Governo Prodi con una circolare del ministro Amato ha bloccato e reso nulla questa modifica in attesa di una legge 'organica' che non c'è stata, sarebbe facile dire che Ferrero è stato zitto su questo come sulla tassa alle poste come su altre cose, mi limito ad osservare che può darsi che abbia fatto sentire la sua voce a quelli che 'in alto a destra' decidevano, me lo auguro perchè in basso a sinistra non abbiamo sentito nulla.

Ma tutto il gruppo dirigente ha sbagliato tattica e strategia del proprio agire politico, in un insieme di pratiche che abbiamo definito 'governismo', con una devastante semplificazione del rapporto con i movimenti che si è dato risolto nel rapporto politico organico con l'area di Agnoletto nella 'Sinistra Europea ' e dando scontato che il voto di quelle aree sarebbe comunque arrivato anche perchè i pochi tentativi di lista di movimento erano finiti con palesi insuccessi.

Così non è stato e danni che si sarebbero potuti limitare si sono invece prodotti in maniera devastante, frazionandoci dentro i movimenti e dentro i partiti che ne sono stati attraversati, attraversati ma non contaminati, ricacciandoci in un angolo a litigare tra di noi mentre imperversano politiche reazionarie, razziste, sicuritarie, nella difficoltà attuale, almeno in Italia, di uscire dal ghetto; osserviamo un mondo alla rovescia: mentre a Roma, Milano, Verona, gli accoltellamenti e le aggressioni ai compagni sono all'ordine del giorno il sindaco di Genova rifiuta di ricevere una parte dei feriti della Diaz e di Bolzaneto perchè indossano una t-shirt in solidarietà ai 25 condannati in primo grado per i fatti di strada durante il G8, eppure ancora lo scorso 17 novembre un’enorme manifestazione aveva detto che siamo tutti solidali con quei 25, ma nulla, si persevera nell'errore, e chi poteva spendersi per evitarlo come il Comitato Verità e Giustizia e il capogruppo di Rifondazione in Comune a Genova, Antonio Bruno, non lo ha fatto, avranno avuto delle motivazioni che ritenevano valide, può darsi, ma non le fai passare sulla testa degli altri specialmente se scomodi politicamente.

In tutto questo contesto il congresso di Rifondazione, a cui ho partecipato attivamente aderendo al documento di Niki Vendola, mi ha fatto venire in mente l'errore di Bordiga, il coltivare il suo piccolo feudo identitario mentre imperversava la reazione, mentre il proletariato vedeva cadere una ad una le sue roccaforti, Bordiga combatteva gli ordinovisti di Torino e rifiutava di organizzarsi insieme agli 'Arditi del popolo' contro le squadre del fascio, attaccava è vero, Stalin, sul problema della rivoluzione in occidente, ma nello stesso tempo tagliava i ponti con tutto quello che poteva farla la rivoluzione, dagli operai di Torino ai contadini dell'Emilia.

Mi ricorda come in Spagna il problema per il PCE erano la FAI e la CNT o il POUM mentre stavano avanzando le truppe franchiste, insomma mi ricorda che fino a quando non si raggiunge il fondo si persevera nel regolamento di conti, come dopo il G8 quando pezzi di movimento - chi da destra chi da sinistra - ha fatto politica più contro i Disobbedienti che contro Berlusconi; anche a un federale di Rifondazione ho sentito un ”mai lucido neanche da giovane” anziano militante operaio affermare, non so se per demenza senile o per delirio etilico che “oggi il nemico principale è Vendola !”.

Io invece penso che il nemico principale sia il neoliberismo e che per sconfiggerlo dobbiamo allargare il nostro campo e le nostre alleanze, penso che politicamente ci si debba assumere la responsabilità politica di aver rotto con una parte significativa dei movimenti e in particolare, qui a Genova, con i compagni dello Zapata con cui è invece necessario ritessere un filo e riavviare un percorso, recependo gli elementi di criticità che dai movimenti emergono sulla forma partito e sulle pratiche governiste che hanno contraddistinto Rifondazione da Venezia in poi.

L'atteggiamento di Rifondazione a Genova e anche nazionalmente sarà quello di un recupero verbale di parole d'ordine radicali ma proprio per la pratica 'escludente' che ne caratterizza gli attuali referenti difficilmente saranno propedeutiche a cicli di lotta e mobilitazione comuni, per uscire dal minoritarismo e dal ghetto credo che dobbiamo umilmente riuscire a rimetterci al servizio delle lotte e delle mobilitazioni con l'obiettivo di creare quella grande alleanza di classe in grado di battere le destre e ridefinire su livelli avanzati i livelli di potere delle classi subalterne con la chiarezza che nessuno ha la verità in tasca e le cose si costruiscono insieme, se come area di 'rifondazione della sinistra' si sceglierà la strada tutta politicista di accordi di vertice con questa o quella frazione dell'ex arcobaleno non sostanziata dalla capacità di stare nei movimenti reali allora perderemo una buona occasione, perchè il punto non è nè il controllo di Rifonda o le prossime elezioni regionali o europee, ma come cambiare le cose a Genova, in Italia, nel mondo.

Roberto Demontis

Ultimo aggiornamento ( venerd́ 01 agosto 2008 )