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«Ce genre de choses n’arrive pas chez nous»
“Questo genere di cose da noi non succedono”. Invece si, succede ed è successo. In questi giorni, molti a Montréal hanno pensato alle banlieues francesi vedendo ciò che succede nei quartieri nord della città. Il contesto è sicuramente differente da quello dei ghetti francesi, ma al di là di tutto i fatti di questi giorni nascono all’interno di un medesimo contesto d’esclusione. I Fatti: nella notte tra sabato e domenica un ragazzo di 18 anni è morto per un colpo di pistola sparato da un poliziotto ed altri due ragazzi sono rimasti feriti. Fredy Villanueva si trovava nel parco Henry Bourassa, nella zona nord della città, assieme ad alcuni amici. Il fratello di Fredy racconta: “si è avvicinata una pattuglia di poliziotti, uno di loro mi ha visto e mi ha detto: tu! Vieni qui! Quindi il poliziotto mi ha preso le mani e piegato il braccio e mi ha lanciato sul cofano dell’auto. Quando mi sono riuscito a liberare, il poliziotto mi ha preso per la gola, mi ha gettato a terra e l’altro poliziotto mi ha messo le sue ginocchia sulla schiena. A questo punto la polizia ha sparato 4 volte. Fredy è morto per un colpo di pistola esploso in pieno petto. L’unica cosa che ha fatto mio fratello è stato dire di lasciarmi stare”. I poliziotti replicano di essersi sentiti minacciati, il fatto che Fredy avesse le mani in tasca ha fatto loro pensare che fosse armato. Non lo era, come non lo era nessuno del gruppo. Domenica sera una prima manifestazione di protesta organizzata in quartiere si conclude tranquillamente, ma poco dopo iniziano gli scontri. Varie macchine sono date alle fiamme e varie vetrine vengono infrante. Il bilancio è di 8 vetture incendiate e 39 negozi saccheggiati. Con il ricordo ed il timore si possa ripetere ciò che è successo in Francia nel 2005, il sindaco di Montréal, Gérald Tremblay, richiede un’inchiesta rapida che porti all’accertamento delle cause che hanno causato la morte di Fredy Villanueva. La famiglia accusa la polizia di razzismo e chiede come mai la polizia non abbia sparato un colpo in aria di avvertimento invece di colpire Fredy nel petto. Il non detto in questa vicenda è che Fredy è un giovane nero, un giovane di una minoranza visibile, nel linguaggio politicamente corretto canadese, di origine haitiana e che abita in un quartiere disagiato. Ciò non viene detto esplicitamente poiché il Canada si è costruito un’immagine di società aperte, multiculturale e tollerante in confronto agli Stati Uniti ed all’Europa. La morte di Fredy Villanueva e gli scontri che ne sono seguiti ci parlano invece del disagio che si vive nelle “accoglienti” periferie canadesi. I titoli dei giornali locali sono emblematici: “Qualcosa di mai visto a Montréal”, “Tutto ciò non sta succedendo qua”, alla nostra società. Secondo Françoise David, portavoce Québec solidaire, gli incidenti della scorsa notte rappresentano il malessere che provano i giovani delle comunità culturali, non completamente québécois, che spesso sono le prime vittime della disoccupazione, della discriminazione e dello smantellamento dei servizi pubblici, in particolare delle scuole. A Montréal nord, il 40% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, il 25% delle persone ha meno di 9 anni di scolarizzazione e il 42,5% non ha un diploma di studi secondari. Le cronache dei giornali di questi giorni riportano le testimonianze degli abitanti del quartiere. Le storie sono piene di abusi commessi da poliziotti ai danni della popolazione nera. Tutti i giovani accusano il fatto di essere trattati come gangs di strada, poiché sono neri e vestono con pantaloni larghi, indipendentemente dal fatto che ne facciano parte o meno. Un educatore dei quartieri nord chiede retoricamente: “Quanti ragazzi a Montreal nord sono arrestati in maniera totalmente arbitraria e trattati come pericolosi criminali solamente perché sono neri o latinos?”. “Non è che l’inizio” dice un abitante dei quartieri nord; l’inizio di cosa ci chiediamo in molti? Chiara Pagnotta
Cyberpress
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