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Anno Zero: il movimento No Logo
Sarebbe sbagliato ricondurre i provvedimenti Berlusconi-Tremonti-Gelmini in materia di scuola ed università ad una logica solo finanziaria. Le logiche economiche del “taglio alla spesa pubblica” si saldano necessariamente con un'ideologia di potere, con una logica di comando. I tagli delle risorse al mondo della scuola, dell'università e della ricerca sono una costante che ha caratterizzato i governi tanto della destra quanto della sinistra, anche di quella sinistra che dentro e fuori dal parlamento tenta di emettere qualche flebile segno di protesta, sommerso e scavalcato da un'onda anomala sempre più impetuosa.
Il “maestro unico”, i voti in condotta, i grembiulini ed i voti espressi in numeri così come i tagli e le controriforme universitarie annunciate rappresentano misure fortemente segnate da un’ideologia normativa, di controllo, di disciplinamento, di selezione e di ulteriore stratificazione della nostra società.
Non è secondario sottolineare come le scelte restauratrici del governo in relazione alla scuola primaria intendano essere l'ulteriore risposta regressiva alle paure frutto della crisi: si torna alla serietà ed ai sani metodi di una volta, alla norma, all'autorità, alla lezione frontale, alla sanzione, al controllo, alla misurazione dei comportamenti, alla selezione, alla gerarchia.
Questo è uno dei passi successivi all'emergenza securitaria alimentata da oramai anni (anche rispetto alla scuola) e cavalcata indistintamente, pur con i relativi specifici strumenti, da destra e sinistra (gli sceriffi Domenici, Penati o Cofferati, la Vincenzi che chiude i bassi, sono poi così diversi dai messaggi di ordine, disciplina e perbenismo di Gelmini o Carfagna?).
Quest’aspetto puramente politico, che si connette a quello economico, non può sfuggire al movimento che oggi dice “non pagheremo noi la vostra crisi” ed al quale non può sfuggire il disegno autoritario in atto: ridurre il tutto a logiche di bilancio sarebbe quindi miope.
Perché è attraverso questo disegno autoritario e gerarchico (al fine di restringere libertà e perpetrare sfruttamento e controllo dando un messaggio che si vorrebbe d'ordine e tranquillizzatore ad una società confusa ed impaurita) che il sistema intende far pagare agli sfruttati il prezzo della sua crisi e delle sue contraddizioni.
Il movimento, un movimento no logo, sta dimostrando vitalità, protagonismo ed autonomia, tutti elementi preziosi. Un movimento né di destra né di sinistra: ciò non è un demagogico ed ingenuo richiamo all'apoliticità od all'antipolitica.
E' un collocarsi immediatamente su di un piano di protagonismo politico e di espressione, di produzione biopolitica e costruzione del comune.
E' un rompere definitivamente il paradigma obsoleto della rappresentanza, con i suoi feticci identitari, le sue bandiere, le sue logiche burocratiche.
E' rifiutare esplicitamente un rapporto di subalternità (qualora vi fosse un dubbio) alla “sinistra” nella logica dello schema parlamentare e delle vecchie forme della partecipazione politica: se la sinistra era inutile al governo, è evidente quanto sia afona ed incapace di svolgere qualsiasi ruolo di rappresentanza o mobilitazione ora che ne è fuori.
E' un’affermazione di libertà e di autonomia resa ancor più sostanziata dall'evidenza che vede il movimento egemone nella costruzione dell'opposizione sociale al governo Berlusconi, della difesa del bene comune e nella produzione di linguaggi e contenuti che si sottraggono al comando.
Se quest’onda si limiterà ad esprimere protesta e dissenso, o passerà per essere qualcosa che vuol difendere dalle mani del governo le cose così come sono, saranno i professionisti dell'alternanza dentro il regime a raccoglierne i frutti od a tentare di farlo.
Se quest'onda saprà invece produrre saperi e pratiche di critica della crisi, saprà declinare i suoi slogan in costruzione, riappropriazione e condivisione, se saprà produrre critica tanto della logica del privato tanto di quella statalista del “pubblico” e della sua democrazia formale, se riuscirà generare percorsi collettivi di libertà e conquista di spazi e diritti, se saprà in definitiva porsi come un'istituzione del comune, non sarà più solo un'onda anomala, ma una grande mareggiata.
Luca Oddone Leggi anche: Dentro l'onda di Luca Daminelli - il documento dell'occupazione di Lettere 30 ottobre 2008: il corteo dei trentamila - Gallerie di FOTO - Il Blog dell'Humpty Dumpty
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