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Occupazione della Facoltà di Lettere Stampa E-mail
domenica 09 novembre 2008

OCCUPATA LA FACOLTA' DI LETTERE E FILOSOFIA A GENOVA

 

L'Assemblea Permanente degli Studenti di Lettere e Filosofia riunitasi il 4 novembre 2008 ha deciso l'occupazione della Facoltà come prosecuzione della mobilitazione a oltranza contro il progetto di dismissione dell'università pubblica portata avanti dalla legge 133/08 e in solidarietà ai 501 precari tecnico-amministrativi dell'Ateneo genovese che entro l'1 gennaio perderanno il lavoro.
La mobilitazione portata avanti finora dalla nostra e dalle altre facoltà in lotta non è una lotta resistenziale e conservativa, siamo anzi consci che l'istituzione università vada completamente riformata, per aprirsi a una didattica più partecipata, che sappia stimolare la produzione di saperi da parte degli studenti, che sia più inclusiva, svincolata dalle logiche di mercato e sensibile alle esigenze delle persone che la vivono ogni giorno. Intendiamo perciò iniziare a praticare tutto ciò in all'interno della nostra “facoltà liberata”, aprendo le porte di via balbi alla cittadinanza.
Il calendario delle attività previste per i prossimi giorni comprenderà seminari autogestiti da studenti e professori, cineforum, dibattiti e rappresentazioni teatrali, trasformando questi spazi in un luogo di condivisione di saperi ed esperienze di lotta, in linea con le mobilitazioni in atto nelle altre Facoltà genovesi e italiane.
Sarà garantito comunque il regolare svolgimento delle attività didattiche e amministrative, precisando però che chiunque entri nei locali della facoltà accetta di entrare in una facoltà occupata in lotta e perciò è da considerarsi occupante e solidale con la mobilitazione in corso.
Non intendiamo fare nulla di meno di ciò che avviene quotidianamente all'interno della facoltà, faremo anzi molto di più, provando a portare avanti all'interno dei locali dell'ateneo una riforma dal basso, che dimostri concretamente come potrebbe e dovrebbe essere un’università critica e libera, dove gli studenti abbiano un ruolo da protagonisti e non siano solo spettatori e recettori passivi di una didattica nozionistica e unidirezionale.
Vogliamo smontare la visione diffusa di un'università chiusa, che si parla addosso, impermeabile alle tematiche della quotidianità; occuperemo gli spazi della facoltà, ma saremo a parlare fra la gente, nelle piazze, nei mercati, nelle strade. Siamo studenti, ma siamo anche precari, lavoriamo senza diritti per guadagnare 500 euro al mese, per pagarci l'affitto o le tasse universitarie, partiamo dalla facoltà per costruire una critica radicale a questo sistema basato sul rischio senza regole, sull'assenza di diritti diffusa e su rendite per pochi.
Non può essere l'istruzione pubblica a pagare la crisi di banche e manager senza scrupoli, tanto meno le famiglie e i lavoratori. Non pagheremo noi la crisi e non ci fermeremo finchè la legge 133 non sarà ritirata.
Critichiamo ferocemente l'attuale sistema universitario a piramide rovesciata, con una base piccola piccola fatta di ricercatori, dottorandi e borsisti e un vertice pesantissimo fatto di baroni intoccabili e strapagati; riteniamo però che si possa iniziare a parlare seriamente di riforma solo quando questi tagli saranno revocati. Sicuramente la soluzione non è il definanziamento, cambiare il sistema scolastico e l’università significa piuttosto aumentare le risorse vigilando sugli sprechi e sugli abusi, sostenere concretamente – quindi finanziariamente – la ricerca, qualificare i processi formativi, garantire l’accesso alle professioni e al mondo del lavoro in generale.
Sarà una lotta a oltranza, senza una scadenza se non quella del ritiro della legge. Siamo determinati, perchè sappiamo bene che c'è in gioco il futuro dell'istruzione e della cultura, il futuro di questo paese, il nostro futuro. Non abbiamo paura.

Assemblea Permanente di Lettere e Filosofia

Ultimo aggiornamento ( domenica 09 novembre 2008 )