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Genova e l'ossessione sicuritaria Stampa E-mail
giovedì 18 dicembre 2008

Genova, tra ossessione sicuritaria e governance della paura

 

Da quasi tre anni Genova è più sicura. Le principali organizzazioni di strada genovesi,  che i media si ostinano a chiamare bande, da tre anni portano avanti un percorso di emersione e non-violenza che ha sortito diversi effetti positivi:

1)    diminuzione del livello di violenza fra i giovani;
2)    adozione di metodi di mediazione nella gestione dei conflitti fra i gruppi;
3)    aumento delle relazioni con il tessuto associativo e istituzionale a livello locale e nazionale;
4)    inserimento dei singoli membri in progetti sociali volti ad accrescere le opportunità educative, lavorative e culturali;
5)    costituzione ad opera dei Latin Kings di due associazioni di promozione culturale a Milano e Genova.

Questo percorso è stato intrapreso con la collaborazione di operatori sociali ed educatori genovesi che hanno lavorato direttamente insieme ai membri delle organizzazioni coinvolgendo centinaia di giovani latinoamericani con i loro gruppi di riferimento.
E’ da tre anni che a Genova non si può più parlare di scontri fra bande per il controllo del territorio, in particolare di scontri fra Latin Kings e Ñeta.
Le organizzazioni al contrario hanno dato vita a diversi progetti sociali come la produzione di un cd musicale insieme a gruppi hip hop genovesi, un campionato di calcio antirazzista, oltre a molteplici incontri di sensibilizzazione e discussione su diversi temi come l’abuso di sostanze, l’educazione alla sessualità, l’educazione ai diritti di cittadinanza e l’informazione sulla legislazione italiana.
Festa delle Organizzazioni di Strada al Centro Sociale Zapata (foto di Riccardo Arata)Per poter coinvolgere i giovani latinoamericani in questi percorsi, le organizzazioni utilizzano uno strumento tipicamente giovanile: le feste di musica hip hop e reggaeton della domenica pomeriggio al Centro Sociale Zapata. Proprio questa esperienza ha dato ottimi risultati;   diversamente dalle discoteche commerciali, alle feste dello Zapata, dove da due anni tutte le domeniche partecipano centinaia di ragazzi latinoamericani, non si è mai verificato un episodio di violenza. Forse varrebbe la pena chiedersi il perché e riflettere sul fatto che quando i ragazzi sono protagonisti, hanno responsabilità, gestiscono il proprio spazio e sono supportati da operatori sociali in molteplici attività, anche il rischio di violenze viene radicalmente ridimensionato.
Inoltre, come molti esperti sottolineano da tempo, le misure centrate solo sulla sicurezza e sul controllo non sono sufficienti né efficaci per ridurre le situazioni di emarginazione e violenza. Troppo spesso i media amplificano la percezione di insicurezza sociale dell’opinione pubblica, al punto che sembrerebbero necessari presidi militari in tutta la città. Crediamo, e il nostro lavoro lo ha dimostrato, che l’esercito di cui abbiamo bisogno è quello degli operatori sociali e delle opportunità, attraverso la creazione sul territorio di luoghi di aggregazione giovanile non esclusivamente votati al consumo. Le politiche di inclusione delle organizzazioni della strada e la promozione del protagonismo sociale dei loro membri, sviluppate in maniera quasi totalmente autofinanziata, hanno conseguito obbiettivi preclusi alla ricetta sicuritaria: più polizia, più controlli, più telecamere.  A questo punto ci chiediamo quanto siano costate e, soprattutto, quanto siano state efficaci le cosiddette politiche sulla sicurezza. Se oggi ci si uccide per un sms o per un accordo di chitarra, è pretestuoso e razzista farne una questione etnica, è pericoloso costruire una campagna stampa che amplifica la paura verso l’altro, ma è soprattutto illusorio ricercare una soluzione preventiva nella repressione.



Luca Queirolo Palmas, Francesca Lagomarsino, Massimo Cannarella (Università di Genova)
Mariateresa Marcelli (Centro Servizi Centro Ovest)
Matteo Jade (Centro Sociale Zapata)

Ultimo aggiornamento ( venerdì 19 dicembre 2008 )