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Giovani, migranti, latinos |
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martedì 30 maggio 2006 |
 Dal fantasma delle bande al riconoscimento come organizzazioni della strada Un Convegno internazionale sulla vita dei giovani migranti latinoamericani nelle metropoli europee e le forme delle loro organizzazioni di strada. Lunedì 19 giugno Chiesa di San Salvatore, Stradone Sant'Agostino.

Programma della giornata
ore 18 Tavola rotonda Parlano i leaders delle organizzazioni della strada Intreventi di esponenti dei latin Kings e dei Neatas provenienti da USA, Spagna, Belgio ed Ecuador
ore 20 Installazioni artistiche, video, esposizioni fotografiche
ore 21 Cosa può imparare Genova dalle esperienze di New York, Guayaquil, Barcelona? Intervengono: Luis Barrios del CUNY New York Carles Feixa del CIMU Barcelona Mauro Cerbino FLACSO Ecuador Josep M. Lahosa Director de serveis de prevenciò Barcelona Luca Borzani assessore alla cutura del Comune di Genova moderano: Luca Queirolo Palmas Università di Genova Andrea Torre Centro studi MEDI
Da una prima fase in cui la migrazione dall’America latina era rappresentata a Genova principalmente dalle donne facevano le badanti o le colf, negli ultimi due anni il quadro è multato. la prima l’immagine percepita e costruita attorno alla migrazione dell’America Latina era un’immagine tutto sommato “tranquillizzante”, di brave donne, ritenute sottomesse, che venivano ad accudire i nostri anziani genovesi; ora, con l’arrivo dei mariti e dei figli delle donne, il sudamericano è percepito come pericoloso. Lo stigma che gli uomini si ritrovano addosso è quello di essere persone violente, ubriacone, pericolose… I ragazzini vengono immediatamente identificati come pandilleros, come individui di una baby gang. Questo stigma si ripercuote sull’intera popolazione latinoamericana che vive a Genova, indipendentemente da quelle che siano le loro vite reali. Da una parte quasi quotidianamente sui giornali locali vengono segnalati episodi violenti addebitati alle baby gang latinoamericane. Riscontriamo molte volte una inadeguata verifica delle fonti ed un un uso improprio dei sentimenti emotivi che si possono suscitare nel lettore proprio per creare la notizia e diffonderla; da ciò il passo è breve perchè si trasformi in allarme sociale. Come è stranoto per chiunque abbia una conoscenza basica dei fenomeni sociali, i mass media, più che descrivere una realtà, contribuiscono a crearla, ed in questo caso continuano a perpetrare ed a ricreare uno stigma.
La condizione stessa di essere sudamericano si trasforma in un’ecuazione con l’essere pericoloso.
Ogni tipo di socialità e di aggruppazione tra i giovani sudamericani si trasforma automaticamente in una baby gang.
Questo non solo incide a livello “popolare” ma anche a livello delle operazioni di polizia. I giovani latinoamericani sono tra i gruppi più fermati per un normale controllo, un diverso colore della pelle, l’essere moreno, il parlare il castillano diventa un fattore di possibile e provabile devianza. Ecco che quindi quando i ragazzini sudamericani, come tutti i giovani di qualsiasi nazionalità siano sempre fanno, si incontrano a gruppi di tre o quattro e girano per la città, vengono immediatamente fermati per un controllo dalla polizia. Il colore della pelle diventa quindi il vettore in base al quale identificare la pericolosità di un individuo.
Sapendo tutto questo, ci chiediamo che cosa siano in realtà le baby gang e quanto ci sia della creazione mediatica di questo fenomeno e quanto di reale.
Chiara
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 05 luglio 2006 )
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