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giovedì 09 settembre 2010
elezioni politiche 2008 PDF Stampa E-mail

  elezioni politiche 2008

Intervento del Centro Sociale Zapata sull'esito delle elezioni politiche 2008 

 

Non siamo tristi, non ci sentiamo sconfitti, non siamo stati cancellati, non abbiamo perso.
Questa non vuole essere una provocazione o un paradosso.

Occorre dirlo subito e con chiarezza.

 

 

 

Ciò che è accaduto il 13 ed il 14 aprile era qualcosa di prevedibile e previsto (tranne che per le dimensioni) ed è qualcosa che in termini di sconfitta riguarda altri: quelli della piazza vuota del 9 giugno a Roma, quelli impegnati a riprodurre ed a rappresentare loro stessi, mentre i soggetti che in quelle forze avrebbero dovuto trovare rappresentanze restavano frustrati e sempre meno trovavano un senso nella partecipazione della sinistra al governo.

Non ci sono meno spazi di un mese o due anni fa. Forse, ce ne sono di più.

Della distanza tra politica e società parliamo da tempo, e lo ribadimmo in modo molto chiaro in occasione delle recenti amministrative.
La sconfitta riguarda un ceto politico che ha dato luogo ad un’operazione di marketing.

Operazione di marketing per altro fatta male, dato l'esito.

Un'operazione che in campagna elettorale non ha potuto che fare appello alla mera ed astratta retorica (non fateci scomparire!!!) o al politicismo (ad esempio l'astruso invito al voto al senato per l'arcobaleno in modo da togliere in alcune regioni seggi al Berlusconi. Logica tutta speculare al “voto utile” e solo di retroguardia. Chissà, forse si voleva facilitare un governo di larghe intese.)

Operazioni comprensibili: a niente altro, infatti, poteva fare appello quel ceto politico autoreferenziale per chiedere il voto, non aveva certo nulla da difendere rispetto ai due anni di governo.

Il dibattito tutto auto centrato su come “ricostruire la sinistra” lo lasciamo a quel ceto politico, quindi anche all'ex  ministro del defunto governo il quale ora si candida all'archeologica impresa, ma che forse in questi due anni al governo non c'era, o se c'era dormiva.

L'unico aspetto per il quale questa sparizione ci riguarda, è l'aumento di opportunità in termini di autonomia, ora che è venuta definitivamente meno la mistificazione del professionismo della rappresentanza e della permeabilità del comando.

 

Constatare ciò non significa certo nascondere la natura autoritaria del governo che va insediandosi o non vedere  come dietro il successo della Lega le insicurezze legate alla crisi globale vengano “capitalizzate” in chiave regressiva, populista ed espulsiva.

E' che la risposta a ciò non può essere legata né alla riesumazione di feticci né ad un dibattito di natura “organizzativa/burocratica”: bisogna costruire facendo.

Bisogna, banalmente, partire dai soggetti e dalle lotte. Costruire comunità partendo da risposte concrete a bisogni concreti. E' solo autoconsolatorio commentare il successo della lega dicendo “sono tutti razzisti”:  va riempito il vuoto culturale costruendo una pratica ed un immaginario comunitario inclusivi che contrastino – perchè alternativi ad essa - sul terreno dei bisogni materiali la risposta leghista, costruendo, in ultima istanza, nuova democrazia, la democrazia assoluta.

La partita non è elettorale, non è organizzativa o burocratica, non è sui simboli o sui colori delle bandiere: è sul terreno concreto del conflitto che la crisi produce, su quello della resistenza al dominio e su quello della costruzione di un immaginario nuovo che sia ricompositivo e che si produca materialmente nelle lotte con le persone reali,  quelle persone che si mettono assieme prescindendo da astratte logiche di appartenenza  precostituite.

 

Le compagne e i compagni del Centro Sociale Occupato Autogestito Emiliano Zapata 

 

Pagina MySpace del centro sociale Zapata

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